Supramonte: pietra, mito e memoria della Barbagia

Supramonte: pietra, mito e memoria della Barbagia

C’è un luogo in Sardegna dove la roccia calcarea affiora come un’ossatura antica, dove i boschi di lecci resistono al vento da millenni e dove ogni sentiero sembra custodire una storia mai del tutto raccontata. Questo luogo è il Supramonte, un massiccio montuoso che si estende nel cuore della Barbagia, tra le province di Nuoro e Ogliastra, e che rappresenta uno degli ambienti naturali più straordinari e integri dell’intero Mediterraneo.

Non è semplicemente una montagna. È un ecosistema, un archivio geologico, un territorio carico di simboli culturali e spirituali che i sardi — in particolare i barbaricini — hanno costruito nei secoli attorno a questo paesaggio aspro e meraviglioso.

Un territorio scolpito dal tempo

Il Supramonte occupa circa 350 chilometri quadrati tra i comuni di Oliena, Orgosolo, Urzulei, Baunei e Dorgali. La sua conformazione geologica è il risultato di processi carsici durati milioni di anni: l’acqua ha scavato la roccia calcarea creando un sistema di grotte, canyon, doline e sorgenti sotterranee di rara bellezza.

Il punto più alto è il Monte Corrasi, che supera i 1.400 metri, ma l’imponenza del Supramonte non si misura tanto in altitudine quanto in profondità — quella delle sue gole, delle sue forre, dei suoi canyon. Il Canyon di Gorroppu, considerato il più profondo d’Europa con pareti che superano i 500 metri di altezza, è forse il simbolo più spettacolare di questa forza erosiva millenaria.

Le sorgenti del Supramonte alimentano fiumi e ruscelli di acqua cristallina. Su tutti spicca il Cedrino, che nasce dalle viscere del massiccio e attraversa paesaggi di straordinaria bellezza prima di sfociare nel Tirreno. Le acque sotterranee emergono anche in sorgenti leggendarie come Su Gologone, una risorgiva carsica a pochi chilometri da Oliena, le cui acque freddissime e limpidissime sono state da sempre considerate sacre dagli abitanti locali.

La flora e la fauna: un mondo a parte

Uno degli aspetti più sorprendenti del Supramonte è la sua biodiversità.

  • Patrimonio boschivo. Il massiccio ospita alcune delle foreste di leccio più estese e antiche d’Europa, insieme a boschi di roverella, tasso, agrifoglio e ginepro fenicio. In alcuni angoli remoti si trovano esemplari di tasso millenario, alberi che sembrano sopravvissuti a un’altra era geologica.
  • Rosa peonia. È un fiore che cresce spontaneo sulle pendici di questo massiccio sardo. I suoi petali sovrapposti e la fragranza intensa la rendono una delle meraviglie botaniche più esclusive della Sardegna, gelosamente custodita dalla natura selvaggia dell’isola. In sardo è nota come: Arròsa de margiani, Arròsa de monti, Arròsa de padenti, Arròsa piònica, Rosa de coga, Rosa de monti, Rosa ‘e monte.
Peonia sarda
Peonia sarda – Foto: SardegnaForeste

La fauna è altrettanto ricca e peculiare:

  • Il muflone sardo (Ovis aries musimon), simbolo della Sardegna, vive in branchi sulle pareti rocciose più impervie.
  • L’aquila reale nidifica sulle creste calcaree e domina i cieli del massiccio.
  • Il grifone, reintrodotto con successo negli ultimi decenni, ha ristabilito la sua presenza nell’area.
  • La pernice sarda, sottospecie endemica, abita i versanti più boschivi.
  • La lepre sarda e la volpe completano un ecosistema di grande equilibrio.

Questa varietà faunistica è resa possibile proprio dall’isolamento e dall’inaccessibilità di molte aree del Supramonte, che hanno funzionato da rifugio naturale per specie altrove scomparse o rarefatte.

Le grotte: un universo sotterraneo

Il carsismo ha regalato al Supramonte un patrimonio sotterraneo eccezionale. La Grotta del Bue Marino, nei pressi di Dorgali e accessibile dal mare tramite le famose cale del Golfo di Orosei, è uno dei sistemi di grotte marine più suggestivi del Mediterraneo. Al suo interno, stalattiti e stalagmiti formano paesaggi di cristallo che i pescatori di un tempo associavano alla presenza del bue marino — ovvero la foca monaca mediterranea, oggi quasi estinta che trovava rifugio in questi anfratti.

Foca monaca: dal passato glorioso agli ultimi avvistamenti nel Mediterraneo

Non meno celebre è la Grotta Sa Oche, o “la voce”, così chiamata per il rumore prodotto dall’acqua che vi scorre all’interno. E poi ci sono decine di doline e inghiottitoi, alcuni dei quali ancora inesplorati, che rendono il Supramonte una meta privilegiata per la speleologia.

SitoCaratteristica principaleComune
Canyon di GorroppuPiù profondo d’Europa, pareti fino a 500 mUrzulei/Dorgali
Grotta del Bue MarinoGrotta marina con formazioni calcareeDorgali
Sorgente Su GologoneRisorgiva carsica, acque a 11°COliena
Grotta Sa OcheGrotta con fenomeni sonori idrauliciOrgosolo
Monte CorrasiQuota massima del massiccio, 1.463 mOliena

La Barbagia e il peso della storia

Il Supramonte è inseparabile dalla Barbagia, la regione storica e culturale che lo circonda. Il nome stesso — Barbaria per i Romani — evoca l’idea di un territorio che l’Impero non riuscì mai a domare completamente. I popoli nuragici prima, i Sardi barbaricini poi, trovarono in questi monti una fortezza naturale contro ogni dominazione esterna.

Questa storia di resistenza ha lasciato tracce profonde nella mentalità e nei costumi dei paesi circostanti — Orgosolo, Oliena, Mamoiada, Ollolai — dove la cultura pastorale tradizionale ha sopravvissuto ai secoli mantenendo lingua, riti e valori propri.

Il tema del banditismo sardo è strettamente legato al paesaggio del Supramonte, che per secoli ha offerto nascondigli impenetrabili ai latitanti. Non si tratta di un fenomeno glorificato, ma di una realtà complessa, figlia della povertà, del codice d’onore barbaricino e del conflitto tra giustizia statale e giustizia consuetudinaria locale. Orgosolo, in particolare, è diventata famosa non solo per i suoi murales politici — veri capolavori di arte popolare — ma anche per alcune vicende di cronaca che hanno fatto conoscere la Barbagia al mondo intero nel secondo Novecento.

Il Banditismo sardo: una ferita antica e complessa nell'anima dell'Isola
Murales a Orgosolo

L’uomo e il Supramonte: un legame antico

Il massiccio è stato abitato e frequentato dall’uomo sin dalla preistoria. Il territorio è punteggiato di nuraghi, dolmen, tombe di giganti e villaggi dell’età del Bronzo (es. Tiscali) che testimoniano una presenza umana continuativa da oltre tre millenni. Particolarmente suggestivi sono i nuraghi di alta quota, costruiti su speroni rocciosi con funzione di avvistamento e controllo del territorio.

L’economia tradizionale del Supramonte è stata per secoli quella della transumanza: i pastori portavano le greggi sulle alture in estate e le riportavano a valle in inverno, percorrendo gli stessi tracciati da generazioni. Questi sentieri — i trattori — sono oggi diventati parte integrante della rete escursionistica e rappresentano un patrimonio culturale oltre che naturale.

Trekking e itinerari: come vivere il Supramonte

Negli ultimi decenni, il Supramonte è diventato una delle mete di punta per il trekking e l’escursionismo nel Mediterraneo. I sentieri che attraversano il massiccio offrono esperienze di grande diversità, adatte sia agli escursionisti esperti che a chi si avvicina per la prima volta a questi ambienti.

Tra i percorsi più celebri ci sono:

  • Il Selvaggio Blu, considerato il trekking più difficile e selvaggio d’Italia: 8 tappe lungo la costa dell’Ogliastra tra rocce, calette e boschi di macchia mediterranea.
  • Il sentiero Gorroppu–Su Gologone, che attraversa il canyon omonimo e risale verso la sorgente carsica.
  • Il percorso della Valle di Lanaitto, una delle valli più affascinanti del Supramonte, raggiungibile da Oliena. Oltre al panorama mozzafiato (vedi foto copertina), la valle è costellata da grotte preistoriche e nuraghi, tra cui la celebre grotta di Sa Oche e Tiscali, il villaggio nuragico nascosto all’interno di una dolina carsica, uno dei siti archeologici più affascinanti della Sardegna.
  • Le escursioni verso le cale del Golfo di Orosei, raggiungibili anche a piedi attraverso sentieri che scendono dalla costiera.

Per chi desidera pianificare soggiorni più articolati, il Supramonte si inserisce perfettamente negli itinerari in Sardegna che combinano natura, archeologia e cultura. I paesi della Barbagia — con le loro sagre, i costumi tradizionali e l’artigianato tessile e ligneo — offrono una dimensione umana e autentica che arricchisce qualsiasi esperienza di viaggio.

Il Supramonte oggi: tra tutela e valorizzazione

Il massiccio è oggi incluso in parte nel Parco Nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu, istituito nel 1998, anche se la sua gestione continua a essere oggetto di dibattito tra le comunità locali, le istituzioni e gli enti ambientali. I pastori, in particolare, rivendicano il diritto a continuare le pratiche tradizionali di utilizzo del territorio, mentre le associazioni ambientaliste chiedono forme più stringenti di protezione degli habitat più fragili.

Il turismo, cresciuto sensibilmente negli ultimi anni, rappresenta insieme un’opportunità e una sfida: portare visitatori in un territorio così delicato richiede infrastrutture adeguate, guide esperte e una cultura della sostenibilità che non sempre è ancora radicata. Il rischio di trasformare un paesaggio integro in una destinazione di massa è reale e percepito.

Eppure il Supramonte resiste, come ha sempre fatto. La roccia calcarea continua a offrire i suoi volti mutevoli alle luci del mattino e della sera. I lecci crescono lenti e tenaci. I mufloni attraversano i crinali con una sicurezza che sembra sfidare la gravità. E i pastori, qualcuno ancora, percorrono i tratturi come i loro padri.

Questo massiccio è una delle ultime grandi solitudini europee. Un posto dove la natura non è scenografia ma sostanza, dove la storia non è decorazione ma radice. Il Supramonte non si visita soltanto: si ascolta, si respira, si porta dentro come una domanda senza risposta definitiva.

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