Le Domus de Janas: misticismo antico e lo storico riconoscimento UNESCO

Domus de Janas: cosa sono, storia, curiosità e misteri

Sparse su tutto il territorio sardo, scavate nella roccia migliaia di anni fa, le domus de janas sono uno dei patrimoni archeologici più affascinanti e meno conosciuti d’Italia. Non sono semplici grotte: sono vere e proprie architetture funerarie, capaci di raccontare come vivevano, credevano e seppellivano i loro morti le popolazioni sarde del Neolitico.

In questo articolo scopriamo cosa sono, da dove viene il loro nome, quali sono i siti più importanti da conoscere e quali misteri custodiscono ancora oggi.

Cosa sono le Domus de Janas?

Le domus de janas sono tombe ipogeiche, cioè scavate sottoterra o direttamente nella roccia, utilizzate come sepolture collettive dalle comunità prenuragiche della Sardegna. Il termine “ipogeo” indica proprio questo: una struttura realizzata sotto il livello del suolo, spesso ricavata da un’unica cavità rocciosa lavorata con strumenti litici.

Non tutte le domus de janas sono uguali. Alcune sono monocellulari, composte da un solo ambiente; altre, più complesse, si sviluppano in più stanze comunicanti, arrivando in alcuni casi a riprodurre la planimetria di una vera abitazione, con tanto di:

  • ingressi monumentali scolpiti nella roccia
  • ambienti multipli collegati tra loro
  • nicchie, sedili e altari ricavati dalla pietra
  • decorazioni scolpite o dipinte con ocra rossa

Questa somiglianza con le case reali non è casuale: gli scavatori neolitici sembrano aver voluto costruire, per i propri defunti, uno spazio familiare anche nell’aldilà.

Da dove viene il nome Domus de Janas

Il nome significa letteralmente “casa delle fate” in lingua sarda. Le janas, nella tradizione popolare dell’isola, erano piccole creature femminili, un po’ fate e un po’ streghe, capaci di tessere stoffe preziose su telai d’oro.

Questo nome non ha nulla a che vedere con la funzione originaria dei siti. Nasce invece dalla fantasia popolare: per secoli, chi si imbatteva in queste cavità scavate nella roccia non era in grado di riconoscerne l’uso funerario originario, e finì per attribuirle a esseri fantastici. Non era raro, fino a qualche decennio fa, che alcune domus de janas venissero utilizzate come ricoveri per il bestiame o come depositi agricoli, proprio perché se ne era persa la memoria storica reale.

Anche la grande scrittrice sarda Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura, raccontò questa leggenda nel romanzo Canne al vento, contribuendo a mantenere viva l’immagine misteriosa di queste piccole dimore scavate nella pietra.

Quando furono costruite

Le domus de janas risalgono principalmente al Neolitico Medio e Recente, con una diffusione che parte dal V millennio a.C. e prosegue fino alle soglie dell’Età del Bronzo, intorno al 2200-2000 a.C. Alcune strutture, tuttavia, mostrano segni di riutilizzo molto più tardo, arrivando fino all’Alto Medioevo.

Questo significa che una singola domus poteva essere scavata, utilizzata, abbandonata e poi riaperta e riadattata da comunità diverse, a distanza di secoli o addirittura millenni. Un esempio straordinario di questo fenomeno è la necropoli di Sant’Andrea Priu, dove alcune tombe preistoriche furono trasformate in epoca bizantina in una vera e propria chiesa rupestre, con tanto di affreschi.

Dove si trovano le Domus de Janas e quante sono

Le stime sul numero complessivo variano a seconda delle fonti, ma si parla di oltre 2.000-3.000 domus de janas distribuite su tutto il territorio sardo, con una maggiore concentrazione nella Sardegna nord-occidentale. Tra i siti più noti e meglio conservati troviamo:

NecropoliLocalitàParticolarità
Anghelu RujuAlghero (SS)La più estesa del Nord Sardegna, con decine di tombe
Sant’Andrea PriuBonorva (SS)Tomba del Capo con 18 ambienti, poi chiesa bizantina
MontessuVillaperuccio (SU)Disposta ad anfiteatro naturale
Pranu MuttedduGoni (SU)Necropoli associata a un’area megalitica
IspiluncasSedilo (OR)Nota anche come necropoli di Iloi

Alcune domus de janas si trovano addirittura all’interno di centri abitati moderni, come nel caso di Sedini, dove una tomba è integrata nel tessuto urbano del paese, lungo la via principale.

Le decorazioni: simboli e significati

Molte domus de janas, soprattutto le più elaborate, presentano decorazioni scolpite in bassorilievo o dipinte direttamente sulla roccia. Il motivo più ricorrente è la testa taurina, corna comprese: un simbolo legato alla fecondità e alla rigenerazione della vita, molto diffuso nelle culture mediterranee dell’epoca.

Accanto ai motivi bovini compaiono spesso spirali, false porte scolpite e, più raramente, figure umane stilizzate. Queste decorazioni non sono distribuite in modo uniforme: circa un decimo delle domus de janas conosciute presenta ornamenti di qualche tipo, il che rende le tombe decorate particolarmente preziose dal punto di vista archeologico.

Il riconoscimento UNESCO

Nel 2025 le domus de janas sono diventate ufficialmente patrimonio dell’umanità UNESCO, come sito seriale che comprende 17 sepolture e necropoli distribuite in diverse zone della Sardegna. Con questo riconoscimento, l’Italia ha confermato il primato mondiale per numero di siti UNESCO iscritti nella propria lista.

Il riconoscimento non premia un singolo monumento, ma l’insieme delle testimonianze: la loro capacità di raccontare, nel loro insieme, l’evoluzione delle pratiche funerarie e delle credenze spirituali delle comunità sarde preistoriche, in un arco di tempo lunghissimo.

UNESCO: non solo Domus de Janas

Con l’ingresso delle Domus de Janas, salgono a sei i riconoscimenti UNESCO conferiti alla Sardegna, testimoniando la ricchezza e la diversità culturale e naturale dell’isola:

  • Su Nuraxi a Barumini (1997): il primo, in ordine cronologico, è la maestosa reggia nuragica, tra le più integre dell’isola. È la testimonianza più nota della civiltà nuragica, unica nel panorama preistorico del Mediterraneo. Il riconoscimento ha premiato la complessità architettonica del sito, la sua antichità e l’eccezionale stato di conservazione.
  • Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna (1998): è un’area protetta riconosciuta dall’UNESCO come Geoparco Mondiale, dedicata alla valorizzazione del patrimonio minerario dell’isola. Si estende su 3.500 chilometri quadrati e comprende otto aree, ognuna con una propria storia mineraria.
  • Il Canto a Tenore (2005): l’UNESCO lo ha riconosciuto come patrimonio orale e immateriale dell’umanità. È una forma di canto polifonico maschile, tipica della Barbagia, che affonda le radici in una tradizione antichissima, simbolo vivente della cultura sarda nel mondo.
  • I Candelieri di Sassari (2013): la Sardegna partecipa al riconoscimento collettivo delle “Feste delle grandi Macchine a spalla italiane” con i Candelieri di Sassari. La festa, che si svolge ogni anno il 14 agosto, vede la processione di imponenti colonne lignee votive.
  • Il Parco di Tepilora (2017): ha ottenuto il riconoscimento ambientale ed è stato inserito tra le Riserve della biosfera. Un’area che comprende foreste, zone umide, sistemi fluviali e coste, con un forte legame tra comunità e paesaggio.

I misteri ancora aperti

Nonostante decenni di studi, le domus de janas custodiscono ancora diverse domande senza una risposta definitiva. Tra le principali:

  • Perché così tante varianti architettoniche? Non è ancora del tutto chiaro perché comunità vicine tra loro abbiano scavato tombe con planimetrie così diverse, da semplici camere singole a strutture multi-ambiente molto elaborate.
  • Qual è il significato esatto delle decorazioni? Se la testa taurina è generalmente associata alla fecondità, il significato di altri simboli, come le spirali o le false porte, resta oggetto di dibattito tra gli studiosi.
  • Come venivano scelte le famiglie o i gruppi sepolti insieme? In molte necropoli non è ancora chiaro secondo quale criterio sociale o familiare venissero organizzate le sepolture collettive.
  • Perché alcune domus furono riutilizzate per millenni, altre abbandonate subito? La lunghissima storia di riutilizzo di alcuni siti, contro l’abbandono immediato di altri apparentemente simili, resta in parte inspiegata.

Sono proprio questi interrogativi, insieme al fascino delle leggende popolari che le hanno ribattezzate “case delle fate”, a rendere le domus de janas uno dei patrimoni più affascinanti da raccontare e da visitare in Sardegna.

In conclusione

Le domus de janas non sono soltanto un patrimonio archeologico straordinario: sono un ponte diretto con la Sardegna più antica, quella che ha preceduto di migliaia di anni la stessa civiltà nuragica. Tra storia documentata e leggenda popolare, questi ipogei scavati nella roccia continuano ancora oggi a suscitare curiosità, studio e un pizzico di mistero.

Per approfondire guarda i video seguenti

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