Mareggiata in Sardegna scopre due tombe fenicie sulla spiaggia di Sa Colonia

Spiaggia Sa Colonia: mareggiata in Sardegna scopre due tombe fenicie

Una violenta mareggiata causata dal maltempo — associata all’ondata di perturbazioni legata al ciclone Harry — ha provocato un significativo fenomeno di erosione costiera sulla spiaggia di Sa Colonia (adiacente la torre di Chia), nel comune di Domus De Maria (costa sud-occidentale della Sardegna). L’erosione del litorale ha portato alla luce ciò che per secoli giaceva sepolto sotto la sabbia: due tombe e numerosi reperti archeologici risalenti all’epoca fenicia.

Il ciclone Harry

Il ritrovamento delle tombe fenicie nella spiaggia di Sa Colonia si inserisce nel contesto di un evento meteorologico di ampia portata: il ciclone Harry, che tra il 19 e il 21 gennaio 2026 ha investito con violenza diverse regioni del Sud Italia, inclusa la Sardegna. La perturbazione ha portato mareggiate eccezionali con onde molto elevate, forti raffiche di vento e intense piogge, provocando l’erosione delle coste, l’allagamento di aree urbane e campagne, e danni diffusi alle infrastrutture e alle attività produttive.

In Sardegna, le prime stime indicano danni per centinaia di milioni di euro, con spiagge cancellate, litorali profondamente modificati e richieste di stato di calamità da parte delle amministrazioni locali; analoghe situazioni di emergenza si sono verificate anche in Sicilia e Calabria, con impatti complessivi sui territori e sull’economia stimati nell’ordine di oltre un miliardo di euro.

l ritrovamento delle tombe fenicie nella spiaggia di Sa Colonia

Nel pomeriggio del 21 gennaio 2026, l’azione incessante delle onde ha fatto emergere dalla battigia strutture murarie e oggetti antichi, immediatamente notati da frequentatori della spiaggia. Dopo la segnalazione, i Carabinieri della Stazione di Domus De Maria sono intervenuti e hanno delimitato l’area per motivi di sicurezza e tutela dei beni culturali.

Spiaggia Sa Colonia - Domus de Maria
Spiaggia Sa Colonia, Domus de Maria

I primi rilievi effettuati dagli agenti e dagli esperti della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio indicano che le strutture emerse — le due tombe fenicie — e i materiali associati (tra cui anfore, vasi e altri manufatti ceramici) sono con ogni probabilità riconducibili all’epoca fenicia, ovvero al periodo compreso tra il VII e il VI secolo a.C., quando le comunità fenicie stabilirono insediamenti costieri in tutto il Mediterraneo occidentale.

Tutela e indagini scientifiche

Dopo il primo sopralluogo tecnico, la zona è stata interdetta all’accesso pubblico in attesa dell’arrivo di archeologi specializzati. Nei prossimi giorni sono previste operazioni di scavo scientifico e di recupero dei reperti, con l’obiettivo di garantire la loro conservazione e consentire studi dettagliati sulla funzione delle tombe, sul loro contenuto e sulla cronologia precisa dei materiali.

Le autorità hanno sottolineato l’importanza di operare con metodologie rigorose per preservare la documentazione stratigrafica e i manufatti, in modo da arricchire il quadro conoscitivo della presenza fenicia in Sardegna.

Contesto storico e archeologico

La costa sud-occidentale della Sardegna è nota per la sua stratificazione archeologica millenaria: lungo queste spiagge e promontori si incontrano resti di insediamenti fenici e punici, tra cui quello dell’antica Bithia (nei pressi dell’attuale Chia), città fondata intorno al 720 a.C., che rappresentava un importante nodo di commercio e controllo marittimo nel Mediterraneo centrale.

Scavi condotti nel secolo scorso hanno portato alla luce necropoli, strutture abitative e materiali ceramici, contribuendo a ricostruire i riti funerari e gli aspetti della vita materiale dei Fenici e dei Cartaginesi presenti nell’area. I ritrovamenti di gennaio 2026 si inseriscono in questo quadro storico, offrendo una nuova occasione di approfondimento scientifico.

Sfide e opportunità legate al cambiamento climatico

Il fenomeno che ha portato alla luce i resti archeologici — l’erosione costiera dovuta a mareggiate sempre più intense — riflette una sfida crescente per la tutela del patrimonio storico nelle aree costiere. Eventi meteorologici estremi, accentuati dai cambiamenti climatici, possono accelerare il degrado delle vestigia antiche ma, paradossalmente, consentono anche la riscoperta di materiali sepolti che altrimenti resterebbero inaccessibili. La tempestiva risposta delle istituzioni incaricate alla tutela è dunque fondamentale per trasformare questi eventi in opportunità di ricerca, senza compromettere l’integrità dei reperti.

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