Corbula sarda: storia, utilizzo, materiali e dimensioni

La Corbula sarda: storia, utilizzo, materiali e dimensioni

Se vivi in Sardegna o l’hai visitata con un occhio attento, di sicuro avrai avuto modo di vedere una Corbula sarda tra gli accessori di un ambiente domestico.

Tra i diversi manufatti della cestineria tradizionale della Sardegna, le Corbule occupano di certo un posto di riguardo, soprattutto per la loro funzione. La Corbula sarda faceva parte della batteria di cestini, ceste e canestri, denominato strexu de fenu (ovvero, recipienti in fieno), che andava a comporre il corredo-dote della sposa.

Oggi la Corbula è uno degli oggetti di artigianato sardo più richiesti. Ciò lo si deve, di certo, al suo valore tradizionale, ma anche grazie alla continua produzione da parte degli artigiani, sempre in grado di proporre oggetti moderni nel rispetto della tradizione.

La Corbula sarda: significato e funzione del manufatto

La Corbula è nota localmente anche come crobi o crobe. Il nome deriva presumibilmente dal latino corbula, diminutivo di corbis, ovvero cesta in fibre naturali.

Ha una sagoma tronco conica o a campana rovesciata, forma ideale per il trasporto in equilibrio sul capo.
La funzione più comune della Corbula è di contenitore del pane o della farina, tuttavia veniva utilizzata spesso anche per misurare il grano e i legumi.

Infatti, in passato in Sardegna le granaglie non venivano pesate, ma misurate in base al volume. La Corbula faceva parte del Sistema delle Antiche misure sarde ed era uno degli strumenti di misura della capacità per le materie secche.

Corbula sarda

Una Corbula poteva essere suddivisa in 4 imbuti (altra antica misura) e corrispondeva a 12,625 litri del sistema metrico decimale.

Questi valori furono stabiliti da una speciale Commissione di Ingegneri, riunitasi a Cagliari nel 1836. Dopo un’accurata ricerca e verifica dei manufatti utilizzati comunemente, si stabilirono le dimensioni esatte dei campioni e la corrispondenza nel sistema metrico decimale. Pesi e misure concordate dalla Commissione furono fissati legalmente dall’art. 14 del Regio Editto 1° luglio 1844.

Ma come facevano le giovani spose a conoscere le misure esatte delle Corbule che avrebbero utilizzato per misurare le granaglie di famiglia? Anche se la maggior parte delle donne era capace di realizzare il proprio corredo in casa, in Sardegna esisteva comunque un florido commercio di ceste e cestini. Pertanto, si pensa che i manufatti casalinghi fossero realizzati in base a modelli diffusi in tutta l’isola da venditori, che giravano di paese in paese, e realizzati da cestinaie professioniste a conoscenza delle misure standard.

Cestinaie sarde, Corbule
Cestinaie sarde

I vari tipi di Corbule

In base alle dimensioni e alla capienza, si possono distinguere tre tipi di Corbula sarda:

  • crobi manna, o crobe manna. Ovvero, la Corbula di dimensioni maggiori, ideale per la conservazione del pane appena sfornato, veniva poi coperto con un panno in lana per mantenerlo il più a lungo possibile soffice e fragrante;
  • crobedda. Il formato medio che poteva contenere frutta, verdura, dolci e altri prodotti non molto ingombranti;
  • crobededda. La corbula di dimensioni ridotte, veniva utilizzata spesso per contenere le uova o il pane affettato da servire a tavola.

Materiali e decorazioni della corbula sarda

I materiali e le decorazioni delle corbule richiamo gli altri manufatti della cestineria artigianale sarda, con notevoli distinzioni in base alle località di produzione.

Nel nord Sardegna sono più diffuse le corbule di asfodelo, mentre nel Campidano abbondano i manufatti in giunco. Le decorazioni possono essere floreali o geometriche.

Ricordiamo che il corredo de su strexu de fenu era composto dai cesti di uso quotidiano e da quelli da esibire per le occasioni. La differenza tra i due tipi di manufatti consisteva proprio nella fattura. Più raffinati e variopinti i cesti de bellesa (quelli da esibire), più spartani quelli de manixu (da utilizzare tutti i giorni).

La Corbula sarda

Il broccato nelle corbule, come per le altre ceste, trae la sua origine dalla necessità di rendere la parte centrale del manufatto più robusta e resistente al peso del contenuto. L’inserimento di una pezza di stoffa infatti, impedisce all’ordito di cedere al centro, proprio nel punto più sollecitato del manufatto. Nei prodotti più pregiati si utilizza dell’elegante e variopinto tessuto di broccato.

Is Piccioccus de Crobi

A Cagliari, sul finire dell’Ottocento e ancora nei primi decenni del Novecento, non era raro incontrare per le vie del centro is piccioccus de crobi.
Erano ragazzini (piccioccus) di strada che, dotati di corbula, eseguivano veloci e limitati trasporti, soprattutto di alimenti (pane, dolci, frutta e verdura, pesci).
La loro postazione preferita era all’uscita del mercato cittadino, a quei tempi situato nel Largo Carlo Felice, in attesa di qualche generosa cliente da servire per il trasporto a domicilio degli acquisti. In cambio potevano ottenere del cibo o qualche moneta.

Piccioccus de crobi
Piccioccus de crobi

Alcune immagini presenti in questo articolo sono tratte dal libro Intrecci. Storia, linguaggio e innovazione in Sardegna. Ilisso, 2011. L’immagine di copertina è del Museo dell’intreccio mediterraneo di Castelsardo.

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