La Bisaccia sarda, sa Bértula

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Sa Bértula, la bisaccia tradizionale sarda.

Sa Bértula, o bisaccia sarda, è un manufatto tessile comunemente diffuso su tutto il territorio regionale. Il suo uso ha origini antichissime ed è fortemente legata alla vita quotidiana e alle tradizioni di un tempo in Sardegna.

Faceva parte dei manufatti tessili per l’attività lavorativa di contadini e pastori (come anche i sacchi per le granaglie, i sotto sella, ecc.), che insieme alla biancheria personale costituivano la dotazione che lo sposo doveva possedere al momento del matrimonio.

La bisaccia veniva portata a spalla dall’uomo, oppure sistemata sul dorso del cavallo o dell’asino, e custodiva il necessario per gli spostamenti.

E’ nota localmente anche come vértura (Nuorese), bértula (Campidanese), bérthura, vérthura (Sassarese), bisacca, brisacca (Gallurese).

Origine del nome, significato e tessuti della Bértula

La Bisaccia sarda è costituita da un’unica fascia di tessuto, realizzata al telaio. Può essere in filati di lana, cotone o lino.

Alle estremità, la fascia viene ripiegata e cucita sui bordi, per formare due ampie tasche. Infatti il termine bisaccia deriva dal latino bisaccium, ovvero doppio sacco.
Mentre il termine Bértula deriva dal latino avertula, ovvero sacca da viaggio.

Sui lati viene rinforzata con strisce di tessuto più resistente (velluto o cotone).
Mediamente una bisaccia misura circa 1 metro di lunghezza e tra i 30 e i 50 cm di larghezza.

Sa bertula, bisaccia di Busachi
Sa bertula, bisaccia di Busachi

Le Bisacce sarde di uso quotidiano

La bisaccia da lavoro, oltre ad essere utilizzata come borsa da viaggio, sui campi fungeva anche da contenitore per le sementi durante la semina.
Sono realizzate con filati poco pregiati, risultano più sobrie e con scarse decorazioni.
Il decoro era dato da motivi geometri semplici, realizzati alternando fili di lana bianca naturale e colorata. Tra i motivi più diffusi ci sono i mattoneddhus, ovvero mattoncini.

Bisaccia sarda, bertula
Bisaccia sarda, bertula

In Logudorese troviamo anche il termine bértula benderitza, ovvero bisaccia ordinaria.

Le Bisacce sarde festive

Le bisacce utilizzate per le occasioni importanti sono lavorate con filati più pregiati e finemente decorate. Sono numerosi i manufatti realizzati in tela di lino o cotone con il fondo di colore neutro. Su queste tele la tessitrice imposta decorazioni complesse, con trama supplementare sovrapposta, in filati pregiati variopinti.

Bertula, bisaccia Sant'Antioco
Bertula, bisaccia Sant’Antioco

Le bisacce festive venivano donate dalla donna al suo promesso sposo. Non erano rare infatti, bisacce con il nome o le iniziali dell’uomo o della donna, oppure con applicazioni di cuori.

Bertula, bisaccia Ittiri
Bertula, bisaccia Ittiri

In occasione delle feste le bisacce diventavano pregiati addobbi da esibire sui cavalli.

Le decorazioni delle Bisacce sarde

Come per gli altri manufatti la produzione del nuorese – e del nord dell’isola in genere – risulta sempre ben curata, ma più austera nelle decorazioni rispetto ai motivi vivaci della produzione campidanese.
Le decorazioni riproducono motivi floreali, geometrici, animali o personaggi. Tra i motivi più rappresentati vi è il cavallo, simbolo di forza e virilità, nobiltà e intelligenza.
Gli ornamenti possono essere eseguiti con trame sovrapposte o applicati, come strisce di velluto o broccato.

Bertula, bisaccia Scano Montiferro
Bertula, bisaccia Scano Montiferro

 

Bertula, bisaccia campidanese
Bertula, bisaccia campidanese

Vedi anche maggiori informazioni sui Simboli e significato delle decorazioni nell’Artigianato sardo.

Oggi la Bértula è soprattutto un oggetto da collezione; da esibire sia come decoro domestico, sia durante le sagre e le feste isolane. Sono infatti diversi gli artigiani che riproducono i manufatti tradizionali, per soddisfare la sempre crescente richiesta non solo locale.

Vi raccomandiamo di acquistare solo da artigiani certificati, in quanto sono numerose le imitazioni che si trovano nei mercatini e nei negozi online.

Alcune immagini presenti in questo articolo sono tratte dal volume Tessuti. Tradizione e innovazione della tessitura in Sardegna. Ed. Ilisso.

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