Glossario sardo

Raccolta di termini e vocaboli tradizionali della Sardegna.

Materiali, oggetti, tecniche di lavorazione, riti, ecc..

A

  • Arazzo: Manufatto tessile decorativo.

B

  • Bagas: Tecnica di lavorazione tradizionale denominata a bagas (a salti), ma anche a pùnt’e acu, oppure a làuru. Lavorazione tessile caratterizzata da motivi decorativi ottenuti dall’intreccio dell’ordito con lanette colorate, fili d’oro e d’argento, e battuto e assestato col pettine. Questa tecnica si presta per la realizzazione di coperte, arazzi e bisacce particolarmente raffinate.
  • Bisaccia: Sa bértula, capiente e robusto contenitore usato da pastori e contadini che le portavano sulle spalle, sui dorsi dei cavalli o sugli asini. Le bisacce quotidiane erano tessute con decorazioni geometriche sobrie generalmente in nero. Molto diffuso il motivo a mattoneddhus (mattoncini), piccoli rettangoli alternati bianchi e neri; nella zona di Morgongiori era assai diffuso l’uso di decorare anche le bisacce quotidiane con una sottile striscia posta alle estremità e tessuta con colori vivaci.
  • Bisso: Fibra tessile molto pregiata (detta anche seta marina) di colore bruno dorato, utilizzata per la decorazione di manufatti tessili. Si ottiene dalla Pinna nobilis, mollusco bivalve diffuso nel mediterraneo e attualmente tutelato.
  • Bosana: E’ la varietà (cultivar) di olivo più diffusa in Sardegna. Caratteristiche della bosana sono il suo aroma deciso e il gusto amaro e piccante.
  • Bovale: Vitigno autoctono della Sardegna, coltivato prevalentemente nel territorio di Terralba e presente in due varianti: il Bovale Sardo, la cui origine si fa risalire alla vite selvatica ancora molto diffusa nell’Isola e per similitudine viene accostato al Muristellu o Muristeni; il Bovale di Spagna, chiamato anche axina ‘e Spagna (uva di Spagna), simile al Carignano per caratteristiche e produttività.
  • Bugno: Forma arcaica di alveare. L’arnia veniva realizzata in materiali naturali come: tavole in legno, sughero, tronchi d’albero cavi, contenitori in vimini, ecc..

C

  • Cardatura: Processo che precede la filatura della lana. Consiste nel pettinare le fibre tessili, prima con le mani e poi con utensili appositi, allo scopo di districare i nodi, allineare le fibre, pulirle dalle impurità e scartare quelle troppo corte.
  • Corbula: detta anche Colve, Colvula, Crobi. E’ un cesto concavo, talvolta con coperchio, utilizzato prevalentemente per la conservazione del pane, ma anche di altri alimenti (salumi e formaggi). In oreficeria la lavorazione dei pendenti “a corbula” riprende la caratteristica decorazione a spirale dei cesti.

F

  • Filigrana: In oreficeria si intende la tecnica di lavorazione artistica ad intreccio di sottili fili d’oro o d’argento.

G

  • Ghettau: Collana in oro con vaghi sferici rifiniti con granulazione e filigrana.
  • Giunchigliu: Lunga collana in oro a maglie circolari da indossare con diversi giri al collo.

I

  • Incontru: le due processioni del Cristo risorto e della Madonna Addolorata si incontrano il giorno di Pasqua.
  • Incravamentu: La mattina del Venerdì Santo i simulacri del Cristo vengono inchiodati alla croce.
  • Invaiatura: Durante la maturazione dell’oliva il viraggio di colore dal verde al colore scuro (rosso porpora o nero).

M

  • Manna: E’ una varietà (cultivar) di olivo presente in Sardegna, prevalentemente nei territori di Gonnosfanadiga, Guspini, Villacidro e in tutto il Campidano.
  • Mosto fiore: Con questo termine si indica il succo separato per primo al termine della fermentazione, durante la sgrondatura (fase di separazione delle parti solide dal mosto).
  • Mustra: Per sas mustras si intendono le decorazioni più complesse realizzate soprattutto sui tessuti, come ad esempio la riproduzione di una scena di caccia.

N

  • Nenniri: germogli di grano fatti crescere al buio, dal caratteristico colore giallo verdino, che vengono utilizzati in tutte le chiese della Sardegna per adornare gli altari della reposizione la sera del giovedì Santo.

O

  • Olivaggio: Composizione di olive miscelate tra loro in percentuali diverse per ottenere un olio extravergine di oliva.
  • Orbace: Era il tessuto più diffuso in Sardegna, realizzato interamente in lana e reso particolarmente resistente e impermeabile dopo la tessitura tramite un processo di follatura. Veniva utilizzato per gli indumenti ed i capi da lavoro.
  • Ossidiana: Sa perda corbina, vetro vulcanico formatosi dal rapido raffreddamento della lava. In Sardegna venne utilizzato in età preistorica per la fabbricazione di armi e utensili. Attualmente si utilizza per fabbricare la lana di roccia e come ornamento di gioielli.

P

  • Pascale: vitigno presente soprattutto nel nord Sardegna anche se spesso denominato Pascale di Cagliari. Il grappolo presenta grandi acini di colore rosso violaceo, caratteristiche che lo rendono ottimo come uva da tavola. Il Pascale viene generalmente vinificato con altre uve rosse pregiate; con il Cannonau e il Cagnulari si ottiene un pregevole vino da abbinare con gli arrosti di carne.
  • Pibiones o pibionis: Tecnica lavorazione tessile tipica diffusa in tutta la Sardegna, caratterizzata dalle decorazioni in rilievo a grani detta a pibiones (a grani o a riccioli), ma anche a rànu o ricciu; viene applicata spesso ai capi più pesanti come le coperte da letto o i tappeti, eseguiti su telaio orizzontale.
  • Prendas: I gioielli sardi.

R

  • Ramu: Nella tessitura, tecnica di lavorazione detta a ramu. Motivo molto antico, costituito da piccoli rombi, spesso usato nei teli da panificazione.

S

  • Scivedda: Contenitore concavo in terracotta. Utilizzato prevalentemente per impastare il pane o i dolci.
  • Scravamentu: La sera del Venerdì Santo i simulacri del Cristo vengono schiodati e deposti dalla croce.
  • Semidana: Varietà (cultivar) di olivo autoctona diffusa prevalentemente nell’oristanese, ricca di polifenoli ad azione antiossidante e antiaterogena, e di sostanze nobili.

U

  • Uvaggio: Combinazione di diverse varietà di uve dalla maturazione concomitante e dalla fermentazione contemporanea dalle quali si ottiene un vino caratteristico.
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