Il Nepente di Oliena, Cannonau di Sardegna

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Il Nepente di Oliena, Cannonau di Sardegna, il vino dei poeti.

Tra i vini più noti della Sardegna il Cannonau è di certo uno dei vini rossi più apprezzati. In questo articolo parleremo di una delle sotto denominazioni del Cannonau sardo, ovvero il Nepente di Oliena. Scopriremo il significato del nome, le origini del vitigno, la diffusione dall’antichità sino ai giorni nostri e le caratteristiche principali del Cannonau Nepente di Oliena.

Le origini del Nepente di Oliena

Il Nepente di Oliena è un vino DOC ottenuto da uve Cannonau coltivate nei territori di Oliena e in parte anche di Orgosolo.

Nonostante sia considerato un vino autoctono, non è ancora chiara l’origine di questo vitigno. Recenti studi hanno dimostrato che la coltivazione di vigneti e la trasformazione in vino erano pratiche diffuse in Sardegna già in età nuragica. Questo potrebbe far supporre che il Cannonau fosse già presente in Sardegna nel periodo della dominazione spagnola (tra il 1300 e il 1700 circa), e che pertanto la sua introduzione in terra sarda non avvenne ad opera degli Spagnoli.

Di sicuro sappiamo che già intorno al 1500 d.C. nel territorio di Olienafrati Francescani, oltre ad aver fondato un convento ed eretto una chiesa, avevano impiantato un vigneto con oltre 10 mila ceppi e costruito uno stabilimento enologico, del quale rimangono imponenti ruderi.

In seguito anche i padri Gesuiti contribuirono a dare un impulso alla viticoltura locale, tramandandola sino ai tempi moderni.

Oliena, Sardegna
Oliena

Significato di Nepente e uso nell’antichità

Il termine Nepente deriva dal greco “ne“=non e “penthos“=tristezza, quindi “nessuna tristezza”. La parola viene citata da Omero nell’Odissea per indicare la bevanda che Elena di Troia offriva al marito Menelao (re di Sparta) per allontanare la sua tristezza. Bevanda che fece servire anche a Telemaco, quando giunse a corte in cerca di notizie del padre Ulisse.

Il Nepente già infuso, e a’ servi imposto Versar dall’urne nelle tazze il vino.

Sempre da parte di Omero la bevanda viene indicata come calmante, medicamentosa e utilizzata dai soldati per curare le ferite, come un anestetico o un narcotico.

Omero
Omero

Erodoto, nel libro II delle Storie, parla del Nepente della Valle del Nilo e molti studiosi hanno ritenuto doversi trattare di uno stupefacente, forse un oppiaceo. Poco tempo dopo Plinio il Vecchio, studiando nello “Excursus” del Libro XXIV il Nepente di cui riferiva Omero, si interrogava su quale fosse la pianta corrispondente, concludendo doversi trattare di una misteriosa pianta egizia il cui infuso donava serenità e qualcosa di più:

Hoc nomine vocatur herba quae vino injecta hilaritatem inducit.

(Con questo nome [Nepente] è chiamata un’erba che messa nel vino induce allegria).

Il Nepente nella letteratura recente

I botanici ed altri studiosi successivi sino all’Ottocento inoltrato non sapevano decidere se si parlasse di centaura minore, di buglossa, di atropa mandragora o del tè verde cinese. E fecero altre congetture.

Nel XVII secolo Pietro Della Valle, nel suo “Viaggi in Turchia, Persia ed India descritti da lui medesimo in 54 lettere famigliari” (1650), suppose che il Nepente altro non fosse che il caphue, il caffè, che aggiunto al vino avrebbe dato gli effetti di cui narra Omero. La teoria ricevette un autorevole avallo immediatamente (Francesco Redi) e nel secolo successivo, quando fu recepita nella Encyclopédie di Diderot e D’Alembert forse a causa di una noticina scappata ad Erodoto, il quale aveva sussurrato che l’uso del Nepente Elena l’avesse appreso in Egitto, circostanza risultata in Francia assai persuasiva.

Samuel Hahnemann, nel 1825, affermava invece con sicurezza trattarsi di oppio, e più o meno lo stesso diceva Johann Joachim Winckelmann solo 5 anni dopo, seppure con minor determinazione. Altri si chiedevano se per caso fosse una pietra, magari pure una gemma preziosa, da porre nel vino. O se fosse proprio soltanto il vino, magari un vino speciale.
Il Nepente è però davvero anche una pianta, anzi un genere di piante carnivore: Nepenthes.

Linneo la definì entusiasticamente: “Si elle n’est pas la Népente d’Hélène, elle le sera certainement de tous les botanistes” (Se questa non è il Nepente di Elena [di Troia], sarà certamente [il nepente] di tutti i botanici). E si chiedeva infatti quale botanico non l’avrebbe avuta per “narcotico”, incontrandola in qualcuna delle sue erborizzazioni, emozionandosi all’incontro e presto dimenticando le fatiche sostenute per incontrarla.

Inoltre, Gabriele D’Annunzio nel 1909, cimentatosi nel melodramma, usciva la sua “Fedra“, una tragedia in tre atti per la musica di Ildebrando da Parma, la cui protagonista incontrando un pirata fenicio gli domanda: “Rechi il farmaco d’Egitto, il Nepente che dà l’oblio dei mali?”. Ancora dunque era diffuso all’inizio del Novecento il significato magico dell’antichità.
Di D’Annunzio è noto anche l’Elogio al Nepente.

 

Vigneto Nepente di Oliena

Caratteristiche del Cannonau Nepente di Oliena

Il marchio DOC (Denominazione di Origine Controllata) è un riconoscimento di qualità attribuito a vini prodotti in zone limitate, di solito di piccole e medie dimensioni, recanti il loro nome geografico.

Di norma il nome del vitigno segue quello della Doc. In questo caso: DOC Cannonau di Sardegna, Oliena oppure Nepente di Oliena.
La disciplina di produzione di tali vino è molto rigida. Sono ammessi al consumo solo dopo accurate analisi chimiche e sensoriali.

La coltivazione può variare tra vigneti a spalliera o ad alberello, con rese che vanno dai 40 ai 60 q/ha.

Il periodo di raccolta avviene tra la seconda metà di settembre e i primi di ottobre.

La vinificazione avviene in acciaio, con macerazione che va dai 10 ai 15 giorni. Segue evoluzione in botti di legno.

Il vino Nepente si presenta di colore granato con riflessi cardinalizi, brillante e di spessore.
Al naso è ampio ed elegante, note di confetture di prugna e lampone, ricordi di legni aromatici con note vanigliate.
Il gusto si presenta ad ingresso importante, potente ma garbato, presenta un buon equilibrio tra tannini e alcool, e una buona persistenza.

Si abbina ottimamente con gli arrosti, la selvaggina e i formaggi stagionati, o come base per insaporire filetti di carne (come il noto Filetto al Nepente).

Nepente di Oliena, Gostolai
Nepente di Oliena, Cantina Gostolai

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